Menu principale:
news
Era il 24 aprile 1986: sono passati più di vent'anni. La maggior parte di noi c'era, e probabilmente se ne ricorda ancora: le notizie dei telegiornali, dapprima confuse e vaghe, poi sempre più concrete e terrificanti; la paura angosciosa che un disastro avvenuto a migliaia di chilometri di distanza potesse sconvolgere anche le nostre vite tranquille, sotto la forma inquietante di una nube invisibile e velenosa; e poi le immagini, tante immagini, orribili immagini che nei mesi, negli anni successivi ci resero tristemente familiari quel nome, quella storia, le persone che rappresentava. Chernobyl. Ventiquattro anni dopo, è un momento sempre più lontano nella nostra memoria. Chi in quei giorni era bambino lo ha già addirittura trovato sui libri di storia.
Ma il disastro di Chernobyl, purtroppo, non è solo storia.
Anche oggi c'è chi paga le conseguenze degli errori di quel giorno: le centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case, quelle - di cui non sapremo mai con certezza il numero - che ebbero, che hanno, che avranno la vita rovinata dagli effetti delle radiazioni. E chi, nato negli anni successivi nelle zone contaminate, in Ucraina e soprattutto Bielorussia, fa ancora le spese della condizione di grave disagio economico e sociale creata dal disastro e dagli eventi politici successivi e subisce, anche dopo tanto tempo, la minaccia invisibile ed imprevedibile delle malattie. Passare qualche settimana in Italia, forse non risolverà i problemi di questi bambini: ma di certo, oltre ad essere d'aiuto alla loro salute, garantendogli un periodo in un ambiente più sano, può contribuire a donare loro un po' di speranza in un futuro migliore. Per questo io e mia mamma abbiamo scelto di ospitare a casa nostra, la prossima primavera, una ragazzina bielorussa: un'iniziativa promossa dall'associazione "Aiutiamoli a vivere", che abbiamo pensato di fare nostra anche grazie al caldo incoraggiamento di don Carlo. Una scelta forse un po' complicata, che certo richiederà qualche sacrificio e tanto aiuto da parte dei nostri cari: ma una scelta che sentiamo, nel nostro piccolo, importante. Un gesto di solidarietà concreta che è alla portata di molti di noi, e che potrebbe acquistare un significato ancora maggiore in questi tempi di crisi. C'è proprio bisogno dell'aiuto di tutti: per questo speriamo che il nostro esempio, minuscolo e senza pretese, possa essere seguito da qualche altra famiglia della nostra parrocchia.
Milva