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GLI AUGURI DEL PARROCO
A Natale, siamo tutti più buoni?
Carissimi, in occasione del Santo Natale, uno degli atteggiamenti che si respirano nell'aria è la bontà. La pubblicità ha da tempo inserito l'invito alla bontà, ponendo sul mercato cose buone, certamente di consumo. Le piazze si riempiono, i negozi pure, però si fanno pochi affari. Anche lo smog ha fermato il traffico, per cui si fa fatica a portare a casa i pacchi. Problemi, problemi, che non si fermano neppure per Natale. Ma, per la verità, non si sono mai fermati. Gli altri anni l'atmosfera di Natale riusciva ancora ad avere la meglio, quest'anno no, il pensiero di tanti è angoscia per la crisi, per il posto di lavoro, per il perdurare di una violenza che spesso mostra un'insolita aggressività, per l'oblio di una fede che non riesce a da credito a Dio e fatica a tradursi nella vita di tutti i giorni. Mi ha fatto riflettere, durante un telegiornale, l'affermazione di una signora: "sono andata ad acquistare un bambinello per arricchire il presepio". Gesù, il Bambinello, serve per arricchire il presepio? Cos'è allora il presepio? È altro dalla nascita di Gesù? È un mistero che ci sovrasta? È forse qualcosa di cui possiamo benissimo fare a meno? Tanta gente ha fatto a meno della nascita di Gesù. Eppure, quando pensiamo al Natale, possiamo immaginare la scena della grotta. Un bambino fa sempre tenerezza, ma quella del Natale è la scelta di un Dio che viene ad abitare tra gente oppressa, gelosa, che cova rancore (Erode), tra uomini considerati di basso livello (i pastori), in mezzo a persone che cercano la luce ma non riescono a scorgerla (il popolo di Israele), nella impaurita e profonda fede di Maria e Giuseppe, coinvolti in una storia più grande di loro. Allora, pur conoscendo il cuore dell'uomo, il nostro Dio manifesta una bontà immensa, per scelta diventa uno di loro. Da adulto Gesù è passato per le strade guarendo e facendo del bene a tutti. La bontà di Dio ha comportato una serie di atteggiamenti, che nel concreto indicano attenzione, condivisione, stare vicino a chi, nel cuore, si trova povero di bontà.
Accogliere Gesù è un gesto di fede, è aprirgli uno spazio nella nostra vita perché ci incontri, aiuti la nostra umanità ad essere bontà, accompagnandoci nella necessaria crescita per la vita.
Accogliere Gesù è portarlo come dono a chi sta lottando, soffrendo, contestando una rete di ingiustizie. È, dietro ai singoli, accorgersi che ci sono famiglie, intere generazioni che hanno bisogno di leggere cose positive, ascoltare buone notizie, condividere non solo qualcosa, ma la propria vita.
È un'utopia? Forse, se ci arrendiamo. Ma noi vogliamo provarci ancora.
Il nostro presepio porta una scritta "fidenti animo accede" è l'invito scolpito sull'architrave del Santuario. È l'invito ad aprirci a Gesù con animo fiducioso e poi, la fiducia ritrovata, può essere dono anche per gli altri. Come comunità si S. Ambrogio, che cosa possiamo chiedere a Gesù che nasce? Sono convinto che abbiamo bisogno di fare comunità, di condividere, al di là della Messa domenicale, pensieri, desideri, valutazioni, progetti, incontri ed amicizia sincera. L'abituale deserto dei bambini, anche nel nostro oratorio, è segno della nostra incapacità come adulti di fare comunità, di crederci. Il Bambino Gesù ci insegni ad amare, ci insegni l'arte preziosa della bontà.
Anche a nome di don Daniele, porgo a tutti i più sinceri auguri di Buon Natale e Buon Anno.
il vostro Parroco