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Storia Chiesa

La chiesa di S. Ambrogio - la storia


Il 17 marzo del 1934 quattro frati, sotto la pioggia, per ordine dei superiori, lasciarono San Sigismondo a Cremona, dove erano arrivati nel 1928, incamminandosi verso la chiesina tutta rotta di S. Ambrogio, per crearne una nuova più grande, più stabile, più bella…
Sostituiscono don Gesuino Ceruti, il parroco di allora, destinato alla parrocchia di Bordolano. La vecchia chiesa esisteva dal 1710, iniziata nell’aprile di quell’anno e benedetta dal vescovo di allora il 7 dicembre, giorno di S. Ambrogio.
Ma la storia della chiesa di S. Ambrogio ha origini lontane: torniamo indietro nel tempo, in pieno Medio Evo, al 1185 quando il vescovo Offredi da il permesso per la costruzione di una chiesa in onore di S. Ambrogio, scegliendo l’area fuori di porta S. Luca.
Dobbiamo però arrivare al 1400 per vedere il canonico Zeno (c’era nel quartiere una cascina S. Zeno) porsi il problema della ricostruzione di questa chiesetta. Forse si cambia area in quanto i documenti che prima parlavano di fuori porta s. Luca, precisano adesso che la chiesa viene costruita lungo la strada che costeggia il civico Naviglio. Già dal 1306 a Cremona, vivevano in quei posti dei fraticelli che avevano la responsabilità e la cura dell’ospedale della carità.
Ed attorno all’ospedale curato dai frati vengono costruiti anche un luogo di segregazione degli appestati ed un lazzaretto (lungo il Naviglio, al di là dell’attuale tangenziale c’è ancora una cascina chiamata Lazzaretto). Ma durante le guerre del 1522 e del 1648 la chiesa viene distrutta dai francesi. I santambrogini vogliono però la loro chiesa e la ricostruiscono nel 1661 ponendola tra il Lazzaretto e la Cremonella. Questa volta la chiesa rimane in piedi fino al 1705 quando per ordine del comandante del Castello di S. Croce (era il Castello di cui oggi restano solamente i resti del torrione visibile in piazza Castello) viene demolita. Ma senza chiesa non si può stare e grazie ad un benefattore, tale Carlo de’ Gagliardi, il 10 aprile 1710 si da inizio alla costruzione della nuova chiesetta che, inaugurata dal vescovo Guaschi il 7 dicembre dello stesso anno, durerà fino al 1938 quando verrà demolita e sostituita dall’attuale ed imponente chiesa in mattoni di S. Ambrogio.
Ma torniamo ora a quel 1934 dal quale siamo partiti assieme ai quattro fraticelli.
In quell’anno prende corpo il progetto della nuova chiesa parrocchiale affidata ai frati minori francescani dal vescovo Cazzani, per dare al rione che si sta espandendo tra fabbriche e case, una chiesa più ampia e centrale che sostituisca la piccola e decadente precedente. Il progetto è affidato al Muzio che interpreta lo spirito francescano con un progetto dalle forme semplici e lineari, utilizzando come materiale principale il mattone.
La posa della prima pietra avviene il 9 giugno 1935 con una solenne cerimonia presieduta dal vescovo Cazzani, alla presenza di tutte le autorità religiose e civili (ricordiamo tra gli altri, oltre al progettista Muzio, il rettore dell’Università Cattolica di Milano padre Agostino Gemelli, Roberto Farinacci, ras cremonese del fascismo, il prefetto Carini e molti altri).
Tutta la città si impegna in iniziative volte al reperimento dei fondi, arriva persino un’offerta di 25mila lire dal Duce. Nonostante ciò il progetto non può essere completato per mancanza di fondi: nel maggio del ‘38 una parete chiude il fondo della chiesa abolendo di fatto tutta la parte absidale; anche il campanile non verrà più costruito. La chiesa (o almeno l’essenziale della costruzione) è però pronta. Il 12 giugno del 1938, dopo tre anni di lavori, una solenne celebrazione inaugura la nuova chiesa: anche in questa occasione sono presenti tutte le autorità, a partire dal cardinale metropolita di Milano Ildefonso Schuster che in processione porta il Santissimo dalla vecchia alla nuova chiesa di S. Ambrogio. La guerra e la ricostruzione dopo i danni della stessa impediranno il completamento del progetto del Muzio.
Devono passare 26 anni, perché l’11 giugno del 1961 venga inaugurato il Santuario antoniano sul fianco destro della costruzione; per l’erezione della stele dell’altare viene chiamato lo scultore Dante Ruffini che ha già operato all’interno della chiesa principale con le formelle in pietra dura della Via Crucis.
La chiesa resterà sotto la reggenza del’Ordine dei frati minori fino al 15 settembre 1992, giorno in cui i frati lasciano la chiesa alla Diocesi di Cremona; il primo parroco che sostituisce i frati sarà don Luigi Gerevini che nel 2004 lascerà il posto all’attuale prevosto don Carlo Rodolfi.


I parroci francescani:
- p. Sigismondo Bottarelli
- p. Matteo Cabri
- p. Remigio Mancini
- p. Cecilio Colpani
- p. Benedetto Ghidotti
- p. Galdino Tagliabue
I parroci diocesani
- don Luigi Gerevini
- don Carlo Rodolfi





La via Crucis della chiesa di Sant'Ambrogio di Dante Ruffini



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Lo scultore Dante Ruffini (Cremona, 1905-1963) è l'autore della Via Crucis nella chiesa di S. Ambrogio a Cremona, del Crocefisso dell'altare maggiore ed anche della bellissima stele presente nell'attiguo santuario dedicato a S. Antonio di Padova. La rassegna stampa che segue è stata redatta dalla prof.ssa Sonia Tassini.


Dalla rivista "Cremona" , ottobre 1938
Artisti in visita ad un'opera d'arte
(Nella chiesa di Sant'Ambrogio) su una delle facce di ciascuna colonna e precisamente su quella che guarda al portale d'ingresso sono posti i bassorilievi del Ruffini raffiguranti le varie stazioni della Via Crucis; nove di essi sono già collocati, gli altri cinque verranno a completare la serie in seguito.
Opera notevole questa che è stata commessa al Ruffini e che il bravo scultore porta felicemente a termine con quella perizia ed umanità sue proprie che rendono gradite le opere sue appunto perché sono esse le manifestazioni tangibili della sua fine sensibilità artistica.
Appena al disotto di ogni bassorilievo verrà fissata una crocetta in legno d'ulivo di Terra Santa. In queste crocette saranno inseriti pezzetti di legno degli Olivi dell'Orto dei Getsemani appositamente importate dalla Palestina.


Dal bollettino " Angelo della Parrocchia", gennaio-febbraio 1939
La solenne Benedizione ed inaugurazione delle Stazioni della Via Crucis
Domenica giorno 12 c.m. sarà celebrata nella nostra chiesa in forma solenne e suggestiva la funzione della Erezione della nuova artistica Via Crucis. Altre penne scriveranno a suo tempo in merito ai pregi d'arte certo assi pregevoli propri delle stazioni e dei vari quadri bozzetti della nostra Via Crucis. A noi per ora ci basta annunciare il fatto e, nel limite possibile, richiamare tutta l'attenzione sull'importanza di questa specialissima funzione, squisitamente francescana.
Questo è pure il motivo per il quale, nonostante gli enormi impegni finanziari preesistenti, non abbiamo tardato a provvedere il nostro Santuario anche delle Stazioni della Via Crucis e in una forma decorosa. Una chiesa francescana non può presentarsi al pubblico senza la Via Crucis. D'altra parte anche la stessa nudità, veramente francescana, propria delle pareti della nostra chiesa, domandava una qualche conveniente decorazione. Ora i quadri dei vari momenti della Via dolorosa della Croce ideati e curati con senso mistico e finezza d'arte dal Ruffini rispondono a meraviglia a questa urgente necessità.
La funzione di erezione, benedizione, processione ecc., con discorso d'occasione, incomincerà alle ore 15 dello stesso giorno, domenica 12 c.m., e sarà tenuta in forma solenne dallo stesso Molto Rev.do Padre Provinciale, il quale sarà in tale giorno fra noi, con decorando così con la sua presenza anche la solenne chiusura delle Sante 40 Ore.
La nostra Via crucis avrà inoltre anche il beneficio e, vorremmo dire, anche il privilegio di presentarsi non soltanto con figure a rilievo, ma ancora con crocette di legno olivo dell'Orto dei Getsemani.



Da "L'Italia" 14 febbraio 1939
Le Stazioni della Via Crucis nel Santuario Antoniano
Non si apre una chiesa francescana se non ha la Via Crucis. Altre chiesa possono anche esserne senza, ma quelle rette dai Minoriti, alla cui più che zelante custodia sono affidati i luoghi santi, devono recare i sacri simboliche ricordano le quattordici stazioni della via dolorosa percorsa in Gerusalemme dal Figliolo di Dio, prima di offrirsi all'estremo sacrificio.
E così la Chiesa-Santuario di Sant'Antonio in Sant'Ambrogio, pur non finita, è stata fregiata da un'opera d'arte che rievoca con commoventi e delicate figurazioni l'ultima fase del dramma divino.
La Via Crucis è costituita da quattordici bassorilievi di non più di tre o quattro figure ciascuno, che spiccano sullo sfondo di pietra cotta che è la tinta simpaticamente caratteristica di tutta la chiesa. Lo scultore che è il nostro Ruffini ha voluto uscire dai motivi convenzionali dei ben noti quadri in cui folla e paesaggio diminuiscono, confondendola, la divina figura del Redentore. La Passione è l'ultima fase del grande dramma che si concluderà con l'estremo sacrificio. Cristo ne è il solo protagonista: le altre figure di secondo piano sono elementi integrativi che non devono turbare la sacra effige. E Ruffini ha proprio compreso questo, diremo così, aspetto psicologico della figurazione ed ha accompagnato il Maestro passo passo ritraendo le successive espressioni del volto ed il graduale affannoso tormento fisico di tutto il corpo. C'è un po' di sosta, quasi riposante, con l'intervento del Cireneo alla quinta stazione, ma poi Gesù è sopraffatto dalla terribile fatica, e ad ogni caduta si vede il corpo esausto che fa temere di cedere prima di essere posto sulla Croce.Durante la spogliazione il Nazzareno riacquista le forze per offrirle, durante lo strappo della veste, al Padre verso il quale tende.
In quest'opera tutta originale, l'artista non s'è mai stancato: non v'è una stazione che denoti esaurimento creativo od espressivo; si guardi il trasporto al sepolcro dove il freddo ed il peso della morte fanno contrasto con lo sforzo vigoroso dei due pietosi che sostengono la sacra spoglia. E in tutte le altre figure vi sono altrettante espressioni di odio e di pietà, di scherno e di rassegnazione.
Di quale stile dovremmo parlare? Potremmo accennare al classico, come al romantico; all'antico come al moderno; ma forse renderemmo meglio la verità, chiamandolo stile francescano, semplice ed austero, robusto e delicato, mistico e umano. E crediamo che, così definendolo, riusciremmo sinceri come lo è stato l'artista al quale altro miglior elogio non sapremmo fare.
E domenica con solenne e suggestiva funzione la Via Crucis è stata inaugurata nel Santuario antoniano così come era stato annunciato.
Anche questa volta il popolo cremonese ha raccolto l'invito ed è accorso numeroso ad assistere a così bella e toccante cerimonia. Il grandioso tempio anche questa volta era letteralmente gremito di folla attenta e devota che ha seguito la funzione nel suo sviluppo altamente suggestivo. E tale è veramente lo svolgersi del rito previsto per la benedizione ed erezione delle Stazioni della Via Crucis, non solo perché assai rara, ma ancora e soprattutto per certi momenti e tratti che hanno caratteristiche del tutto speciali così da parlare ed intimamente avvincere l'animo.


Dalla rivista "Cremona" ,agosto 1936
Una degna Via Crucis di Illemo Camelli

Nel 1936 venne pubblicato sulla rivista " Cremona" questo breve, ma pregnante scritto di Illemo Camelli, all'epoca, tra le altre cose, anche direttore del Civico Museo. Il testo si interessa in particolare di una Via Crucis opera di Dante Ruffini, ma, come la data di pubblicazione fa intuire, non si può trattare delle quattordici formelle dallo scultore realizzate per la chiesa cremonese di Sant'Ambrogio solo qualche anno dopo, ed infatti l'articolista fa chiaro riferimento alla " recentissima Via Crucis in terracotta eseguita dal nostro Dante Ruffini per la chiesa di S. Maria delle Grazie in Monza, retta dai Frati Minori". Diversa, quindi, la chiesa per la quale l'opera è pensata, ma, in definitiva, non tanto diversa la committenza, sempre i Frati Minori, né cronologicamente il particolare momento artistico dell'autore e quindi è sicuramente interessante rileggere la lettura stilistica che un fine conoscitore quale fu Illemo Camelli fa di questa Via Crucis monzese, una sorta di anteprima di quanto qualche anno dopo Dante Ruffini proporrà anche per la chiesa cremonese di Sant'Ambrogio.
"La Via Crucis di Dante Ruffini è veramente pregevole dal lato artistico per l'accurato studio delle non facili composizioni e per la forma sempre ben resa con efficacia alquanto stilizzata che aiuta il senso di poesia religiosa che spira da tutte le 14 formelle eseguite con omogeneità di spirito. E lo spirito poi si mostra in modo efficace nella sapiente gradazione di rilievo e quindi di chiaroscuro mantenuta con molta sensibilità in ogni formella. Il solo Cristo, come figura principale ed emergente su cui si deve concentrare l'attenzione dell'orante, è sempre rappresentata in altorilievo con effetto sagace di luce e di ombra, mentre le altre figure secondarie, dalla Madre ai soldati, sono via via tenute in sempre più tenue e sfuggente effetto. È l'opposto delle solite vie crucis in cui magari gli sgherri diventano i protagonisti perché così fa comodo alla inabilità dell'artista. Nella Via Crucis di Ruffini predomina uno squisito senso religioso che è vera adorazione del Cristo martire, e attraverso l'unità estetica delle 14 formelle mano mano l'animo del riguardante viene spinto al raccoglimento ed alla commozione. Arte dunque efficacissima, come sempre quando si tratta di vera arte ben lontana da ogni effetto banale o melenso e da ogni carattere commerciale."



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